PERUGIA, PER COSTRUIRE IL FUTURO BISOGNA ANCHE RICONOSCERE GLI ERRORI DEL PASSATO

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L’articolo pubblicato il 13 ottobre a firma di Anna Lia Sabelli Fioretti sul Corriere dell’Umbria riporta la protesta sempre più incontenibile di cittadini e di alcune associazioni contro il degrado di Perugia e di ciò tra le persone indicate come responsabili, ci sono anche i soprintendenti. Vivo a Perugia da 21 anni e non posso che osservare quanto i problemi del centro storico siano molto più antichi di quello che si presuppone nell’articolo e in verità nascano quando dalle amministrazioni passate venne favorita la decentralizzazione di servizi fondamentali per la vita dei cittadini fuori dall’acropoli. Non ho sentito in quegli anni voci di dissenso che mettessero al centro del dibattito il destino di quel magnifico centro storico ormai svuotato, né ho sentito levarsi proteste di fronte a progetti, come Monteluce, poco in sintonia con i linguaggi culturali e architettonici della città ma nemmeno coraggiosi esempi di architettura contemporanea. Non ho sentito nemmeno protestare di fronte all’uso ormai quotidiano della più bella piazza della città per manifestazioni che ne deturpano completamente identità e che lasceranno al turista solo il ricordo di qualche palco o gazebo che nasconde la vista della Fontana Maggiore. Dov’era la società civile perugina quando già anni fa camminare nel centro storico la sera significava correre un rischio per la propria sicurezza?E la mancata pianificazione che ha riguardato tutto il territorio circostante, i Ponti per esempio, rendendolo solo un contenitore disordinato e sciatto capace di ospitare un’illimitata serie di supermercati in concorrenza fra di loro o di capannoni spesso vuoti? Per non parlare delle colate di cemento che anche in epoca di crisi hanno riempito qualunque spazio verde disponibile con case a schiera, piccoli condomini, villette bifamiliari che rimangono ormai invendute di fronte un mercato palesemente saturo più che in altre città d’Italia.
Quanto ai soprintendenti, sempre accusati di fermare lo sviluppo da un lato e di non tutelare il territorio dell’altro, ricordo quanto sia recente la polemica che ha investito l’eccellente soprintendente attuale Marica Mercalli, peraltro storica dell’arte (informarsi meglio sarebbe utile quando si fanno accuse!). Si trattava dell’uso del Corso e della piazza del Duomo per Euro Chocolate: la sola richiesta di spostamento (non dell’eliminazione) di un palco promozionale per non togliere il cono di vista sulla Fontana Maggiore ha provocato insultanti critiche al lavoro della soprintendenza e non mi pare d’aver sentito che si siano sollevate voci in sua difesa. Nella mia esperienza al Ministero per i Beni e Attività Culturali ho avuto modo di capire e di conoscere il lavoro competente delle soprintendenze. Non sempre mi sono trovata d’accordo con tutti e qualche volta ci sono stati motivi di dissenso: per esempio, sempre parlando di Perugia, penso che il progetto degli arconi del mercato coperto approvato dal precedente soprintendente avrebbe meritato un ulteriore riflessione e ben ha fatto Marica Mercalli a proporre misure mitigative. Concludo ricordando a chi oggi scaglia accuse contro coloro che quotidianamente si occupano del nostro patrimonio culturale e paesaggistico, spesso in base a norme che non ne facilitano l’opera e con mezzi limitatissimi, che a loro dovrebbe invece andare solo la gratitudine dei cittadini e sopratutto il sostegno di quelle associazioni che hanno nel loro scopo costitutivo un’attenzione all’identità culturale dei territori. Quest’ultima assalita molto spesso non certo a causa delle soprintendenza ma piuttosto dell’indifferenza di quelle stesse persone che poi, in ritardo quando il danno è fatto ed è irrimediabile, protestano.
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