“QUALUNQUE PETTO AMOR D’ITALIA ACCENDE”. Giacomo Leopardi, “Sopra il Monumento di Dante” v 35

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Se una nazione è viva lo si vede non tanto da cosa la divide quanto da cosa la unisce. Ieri al Senato è stato approvato in via definitiva il decreto di iniziativa governativa che dà avvio alle celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Leonardo e Raffaello e dei 700 anni dalla morte di Dante, rispettivamente ricadenti nel 2019, nel 2020 e nel 2021. Permettendo all’Italia di programmare con il necessario anticipo celebrazioni non retoriche o affrettate, con un programma scientifico, espositivo e celebrativo capace di far risuonare quanto di universale hanno ancora da offrire al mondo questi grandi italiani, grazie al loro pensiero e alle loro opere. Pensieri e opere che compongono l’identità italiana, e la cui celebrazione costituisce per il nostro paese anche un’irripetibile occasione di promozione nel mondo. Sarà forse piccola cosa, ma il fatto che è stato approvato quasi all’unanimità e con pochissime astensioni è il segno che la nostra identità nazionale è ancora capace di brillare sotto la polvere e i detriti dei molti problemi che la soffocano. Malgrado infatti l’Italia stia ancora cercando il proprio posto nel nuovo mondo della globalizzazione, e questo abbia un impatto politico e identitario tra i cittadini e nel dibattito pubblico talvolta lacerante e divisivo, questo piccolo atto legislativo pare conferma che invece l’Italia sappia bene chi sia e da dove viene. Se sul futuro vi è dunque incertezza, non vi è però sul comune passato e sul nostro presente. Possiamo anche per questo allora guardare avanti con fiducia. Ce ne sono tutte le condizioni, anche davanti ad una campagna elettorale che si preannuncia talmente incerta da talvolta spaventare.