DAL COLLE DELL’INFINITO SI VEDE L’ITALIA

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Che cosa è l’Italia? Che cosa ci ha unito e poi tenuto sinora insieme? Non è la lingua, perché l’italiano di oggi era in origine un dialetto fra i tanti della penisola, parlato prima solo in Toscana. Non è il prodotto di una unificazione politica territoriale, che al contrario ne è conseguenza, perché l’Italia è stata Italia già quando era frammentata in mille Comuni. L’Italia è, come lo è l’Europa – ed è anche per questo che l’Italia è un Paese tra i più europeisti – innanzitutto un’idea. Un’idea che è nata da un popolo, figlio di una storia comune anche se non è più stata – dopo l’Impero Romano – una storia unitaria. Che cosa significhi l’Italia, e soprattutto chi siano gli italiani che l‘hanno generata appare più chiaro quando si ha il privilegio di trascorrere qualche ora in alcuni luoghi simbolo di questa idea. Uno di questi è il Colle dell’Infinito. Il colle che guardava il poeta Giacomo Leopardi, e la cui bellezza da lui cantata è divenuta emblematica e simbolica sia della bellezza del Paesaggio italiano sia della bellezza della nostra identità nazionale. Per questo intersecarsi di piani simbolici, culturali, estetici ma anche di conseguenza storici e politici, il Paesaggio italiano è infatti cifra della nostra identità nazionale. Non è molto che questa consapevolezza è riuscita a farsi strada nella nostra cultura politica ed amministrativa, ma recentemente sono stati segnati in questo senso molti punti a suo favore. In particolare si comincia a comprendere che questa identità non può essere tutelata, rilanciata e valorizzata con efficacia se non si innova il modo di farlo. Tradizionalmente si pensava fosse esclusivamente lo Stato a dover fare tutte queste cose insieme. Finalmente si comincia da poco a capire che ciò non è possibile, e che per farlo veramente occorre una moderna divisione dei compiti: lo Stato vigili e programmi, il privato e il terzo settore intervenga e dia un suo contributo, nella gestione e nella valorizzazione. Per questo l’aver partecipato oggi a Recanati alla firma dell’accordo tra il Comune di Recanati, il Fai – Fondo Ambiente Italiano – il Centro Nazionale di Studi Leopardiani e il Centro Mondiale della Poesia e della Cultura “Giacomo Leopardi” mi ha dato una doppia soddisfazione. Perché questo accordo è non solo un importante decisione per la valorizzazione di un luogo caro a tutti gli italiani, ma anche una decisa spinta e contributo a quel nuovo modello di governance del nostro patrimonio culturale e nazionale, basato su un’alleanza trasversale tra pubblico e privato, che costituisce uno degli obiettivi di lungo termine del mio impegno e del mio lavoro.

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