VENEZIA NON È SOLO DEI VENEZIANI MA ANCHE SÌ

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Domenica si è tenuto un Referendum consultivo a Venezia. La domanda posta da molti Comitati e associazioni, tra cui il “Comitato No Grandi Navi”, scritta sulla scheda era: “Vuoi che le navi da crociera restino fuori dalla Laguna di Venezia e che non vengano effettuati nuovi scavi all’interno della Laguna stessa?”. La risposta è stata travolgente relativamente alla popolazione di Venezia, sia nel merito della risposta sia sul metodo della consultazione: il 98,72% ha infatti votato “sì”, e a votare sono stati più di 18mila persone. Per ore si sono infatti accalcati ai gazebo messi in piedi in ogni Campo veneziani di ogni tipo e preferenze politiche, che hanno voluto tutti far sentire la propria voce su una questione che è divenuta oramai la più emblematica tra tutte quelle che si aggrovigliano su Venezia e il suo modello di sviluppo e di territorio. Perché parlare oggi di Grandi Navi – al di là della dissonanza estetica, culturale e antropica che si crea  – ogni volta che un’astronave del turismo di massa si accascia su un ecosistema culturale così fragile e delicato ­significa parlare del futuro di Venezia. Disneyland o centro storico abitato ed anche residenziale, e dunque produttivo? Vetrina postmoderna di fasti e belletti o meraviglia culturale in continuità con la storia della Serenissima? La voce dei veneziani residenti del centro storico è stata univoca, forte e decisa. Un “no” alla prima opzione, di cui le Grandi Navi  a torto o a ragione  sono oramai l’emblema, anche se tutt’altro che l’unica manifestazione. Ma come per tutte le questioni complesse che intrecciano competenze amministrative locali e nazionali con un dibattito sul futuro modello di sviluppo dello stesso territorio, la vera domanda in realtà era “chi decide su Venezia?”. Perché la questione è difficile anche per la difficoltà a monte di rappresentare democraticamente e nella stessa istanza tutti gli interessi coinvolti. Perché vi sono i residenti del centro storico, ma vi sono anche quelli dell’”altra Venezia”, quella della terraferma. Perché vi sono gli interessi degli armatori e del mondo crocieristico, ma vi sono anche quelli degli amanti di Venezia nel mondo, spesso sbeffeggiati perché privi di rappresentanza ma molto più numerosi delle innumerevoli donne del Casanova. Molto spesso questo difficile incrocio e talvolta parziale sovrapposizione è stata anche alibi per la politica, anche locale, a non scegliere. Così scegliendo, in realtà. Ma senza portare responsabilità, senza quella che gli inglesi chiamano, ­e guarda caso non esiste una traduzione precisa in italiano di questa parola, ­ “accountability”. Il voto di domenica è però così travolgente, seppur consultivo, che più che dare una indicazione solo tecnica, dà una scossa al sistema. I veneziani del centro storico,­ tutti i veneziani del centro storico, dicono No alle Grandi Navi, ma al contempo chiedono alla politica di assumersi finalmente la responsabilità di una scelta su questa grande questione, tenendo conto anche della loro opinione. Perché è vero che i residenti del centro storico sono una minoranza, e dunque non possono scegliere solo loro il destino di Venezia, ma è anche vero che senza di loro non vi sarebbe Venezia. Almeno la Venezia che tutti amiamo e tutti vogliono visitare, anche i turisti delle Grandi Navi. Dopo tanto perder tempo, finalmente la politica nazionale sembra voler cambiare passo, assumendosi la responsabilità con il Ministro Del Rio – sulla scorta anche del lavoro fatto dal MiBACT – di formulare una proposta capace di tenere insieme tutte le voci e tutti gli interessi. Dove a perdere qualcosa magari saranno un po’ tutti, ma a vincere sarà sicuramente Venezia. E dunque l’Italia. Se ciò succederà sarà anche grazie ai veneziani che domenica, con la loro passione civica, ci hanno ricordato che i problemi si possono perfino risolvere. Basta affrontarli.  

Per saperne di più:

Vedi l’articolo del Corriere del Veneto