TESTAMENTO BIOLOGICO: LA MIA LETTERA A FABIANO ANTONIANI

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Non ho l’età per rivolgermi a Lei con il nome con cui molti la conoscono, DJ Fabo. Ho saputo di Lei quando era già diventato un altro: una persona che lotta per vivere contro la sofferenza ogni minuto e che ha la forza di combattere per i suoi diritti di essere umano. Che cosa sia un essere umano se ne discuterà sempre, ed è da questo confronto, quasi sempre scontro, che derivano le difficoltà ad affrontare il dibattito sulla sua fine.

Alcuni dicono sia una forma di vita che nasce e muore per non esistere più. Altri dicono che sia una fase in un eterno divenire oppure un’anima immortale sulla quale non è giusto riconoscere nessun diritto di autodeterminazione. Altri ancora che sia un mistero per noi impenetrabile. Molti non si chiedono nulla e non hanno né credenze religiose, né antropologiche, né filosofiche, né politiche. Non posso dare riposte a domande così immense ma so però che cosa un essere umano non è, e so che cosa non vorrei per me come essere umano. So che un essere umano non è mai privo di dignità e che questa deve potergli rimanere attaccata e quindi riconosciuta come un’ombra fino alla fine. So che non vorrei mai che lo si dimenticasse per me, e so con certezza che parte della mia dignità è la convinzione di poter essere IO e non altri a decidere della mia vita e della mia morte. La possibilità di un ennesimo rinvio della discussione sul testamento biologico è vergognosa, come è vergognoso il mercanteggio politico del quale questa proposta di legge di iniziativa parlamentare rischia di essere vittima. Lei con altri, molti altri, ha chiesto anche al Parlamento di rispettare la sua essenza di persona e dunque anche la sua dignità.

Noi abbiamo il dovere morale di accogliere questo appello subito e nel modo migliore, senza stravolgere i principi che hanno portato ad una proposta  di legge  equilibrata e rispettosa della dignità delle persone come quella che sta per approdare in Aula: una proposta che colma un vuoto che ci vede ultimi in Europa e che rappresenta un passo ancora timido ma fondamentale per il riconoscimento di un diritto che riguarda tutti e che la maggioranza degli italiani chiedono sia tutelato.

Se la politica mancherà anche questa volta un traguardo che è vicino fino al punto di umiliare la sua dignità e quella di tante persone come lei che hanno testimoniato con la propria pena fisica e umana la necessità di una legge sul fine vita, allora non resterebbe altro che scendere da questo convoglio ormai sordo persino alla voce della sofferenza e mettersi al suo fianco con tutta l’ammirazione che ho e che molti hanno per il suo immenso coraggio.

Grazie per averci ancora una volta ricordato quale deve essere il nostro compito.

 

Ilaria Borletti Buitoni

Deputato e Sottosegretario al MIBACT