ORGOGLIO E RESPONSABILITÀ

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Avere 51 siti Unesco, ed essere quindi il Paese con il maggior numero di siti al mondo, è per l’Italia certo un motivo di orgoglio, ma anche di responsabilità. Questo governo ha dimostrato di voler fare la sua parte non solo nel valorizzare il primo ma anche nell’onorare la seconda. Grazie alla stabilità di questo governo abbiamo infatti ottenuto alcuni notevoli risultati e aperto un impegnativo cantiere per la valorizzazione del marchio Unesco di cui il nostro Paese è così ricco. Un lavoro che è stato così fecondo anche perché ha potuto dispiegarsi per un arco inusitato di un triennio. Un lavoro di cui fa parte la VII Conferenza Nazionale dei siti italiani iscritti nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, che si è aperta oggi con il titolo programmatico “Per un Osservatorio dei siti Unesco”. Anche dal titolo si capisce che si tratta di un percorso in fieri. Oggi e fino a mercoledì discuteremo infatti delle linee guida per la manutenzione, valorizzazione e migliore gestione di questo importante patrimonio, che costituiranno poi l’“infrastruttura” sulla quale costruire un futuro Osservatorio. Un Osservatorio che non avrà compiti sanzionatori bensì programmatori e di indirizzo. Capace di affrontare temi come una reale discussione del valore e dell’utilità di essere un sito Unesco, una responsabilità che troppo spesso nel dibattito pubblico e tra molti amministratori e comunità locali viene percepita come carica solo di obblighi e vincoli, quando invece grande è il potenziale ancora inespresso di un marchio come questo, e molto c’è ancora da fare per una sua reale valorizzazione. L’Osservatorio sarà un luogo di riflessione e stimolo, aperto a tutta la comunità culturale e scientifica che si occupa di beni e attività culturali oltre che agli operatori del turismo, dove la politica magari saprà ritrovare il senso delle priorità, come quello di un adeguato finanziamento della legge 77 del 2006 su “misure speciali di tutela e fruizione dei Siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale inseriti nella Lista del Patrimonio Mondiale, posti sotto la tutela dell’Unesco”. Una legge sempre sull’orlo dell’oblìo e continuamente a rischio di essere sottofinanziata, perché non ancora ritenuta nel dibattito pubblico e di conseguenza nel lavoro del legislativo – ma a torto – tra quelle prioritarie perché contribuiscono alla definizione di un moderno profilo del nostro Paese.

 

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