DI FRONTE ALLA TRAGEDIA DEL TERREMOTO L’ITALIA DIMOSTRI DI ESSERE UN PAESE UNITO

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Domenica poco dopo le sette ho sentito uno strano suono come quello di un colpo e ho visto il lampadario cominciare ad oscillare e i mobili della camera tremare. Sono corsa fuori dalla stanza mentre tutta la casa vibrava, come se fosse in preda ad una gigantesca mano che la scuoteva violentemente. La durata è stata interminabile anche se di poco più che dieci secondi. Ho capito subito che era il risveglio del terremoto, di quel terremoto o di uno nuovo e che era grave e vicino. Immediatamente hanno comiciato ad arrivare messaggi che chiedevano informazioni da Napoli, da Venezia, da Torino ed era evidente quanto  drammatica doveva essere la situazione se le scosse si erano sentite fino a quelle cittá.

Il resto è noto purtroppo: 40.000 sfollati, migliaia di beni culturali distrutti, Norcia, Castelluccio e altri borghi feriti a morte. Per fortuna nessuna vittima nonostante la forza della scossa, cosa, per altro, non affatto scontata e certamente grande merito della protezione civile e dei vigili come é staro riconosciuto dall’estero. In Italia invece si sono sprecate le inevitabili polemiche: c’è chi ha dichiarato che molti monumenti e chiese erano crollati a causa della Riforma Franceschini che aveva privato le soprintendenze di personale adeguato. Certo nel caso di un terremoto cosi esteso e forte le procedure anche nella fase emergenziale sono rigide e complesse includendo molti livelli istituzionali e comunque facendo precedere alla sicurezza degli edifici storico artistici quella delle persone.

Le nostre Sovrintendenze stanno lavorando senza sosta all’interno di un quadro che richiede necessariamente massima collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti: lo stanno facendo per valutare quanto sia il danno: 500 o 5000 beni storici, artistici, architettonici, distrutti o pericolanti? Cifre comunque spaventose che implicano un’estrema cautela nella così detta messa in sicurezza non solo perché si tratta di interventi in zone “rosse”chiuse a qualsiasi passaggio ma anche perchè vanno fatti con specifica esperienza e con precise competenze per non rischiare la vita di chi opera sul campo o di peggiorare il danno ai beni giá lesionati.

Ma per alcuni detrattori il vero responsabile dello stato dei beni culturali nelle zone terremotate è il Ministro Franceschini:naturalmente poco serve ricordare che dopo quindici anni di tagli sia di risorse che di personale questo è stato il primo Governo che ha aumentato sensibilmente i fondi a disposizione della propria missione sia per quello che riguarda la tutela che la valorizzazione e che nonostante il blocco delle assunzioni nella pubblica amminitrazione ha avuto la deroga per assumere qualche centinaio  di nuove figure nel 2017.

Poco serve. È sconsolante come in un momento tragico per il Paese e per questa Regione nella quale vivo da 21 anni e della quale conosco la bellezza, l’eccezionalità del patrimonio paesaggistico, della quale mi sento parte al punto di condividerne lo strazio per questo ennesimo dramma, si ricorra ad accuse così strumentali alla propria polemica. Certo la burocrazia in Italia non è mai facile ne frequentemente amica ma all’interno di questo quadro che, in modo probabilmente contorto, cerca anche di salvare un principio di trasparenza, tutti dico tutti, stanno facendo la loro parte con dedizione e impegno: dai cittadini feriti che non volgiono abbandonarsi all’apatia della disperazione, alla protezione civile (anch’essi cittadini spesso delle aree colpite) ai vigili del fuoco, ai sovrintendenti e funzionari del Mibact e per una volta alla politica che ha scelto di abbassare le armi in nome di un interesse più alto. Dimostrare che in questo dramma sappiamo essere un Paese maturo e unito.