Aprendo oggi il convegno “La disabilità non è un problema!”, organizzato dall’INAIL, dal Comitato Italiano Paraolimpico e dal Mibact, ho voluto non solo illustrare alcune delle iniziative del Ministero in tale senso – a partire dalla realizzazione della piena accessibilità della Tomba della Pulcella nella necropoli di Tarquinia – ma anche sottolineare un impegno più generale, del Mibact e mio personale.

Da quando sono Sottosegretario ho preso infatti un preciso impegno:  quello di tenere alta l’attenzione sul tema dell’accessibilità dei luoghi della cultura. Solo così si può favorire un più ampio cambiamento culturale verso la diversità, verso l’autonomia e l’esercizio dell’essere cittadini da parte delle persone con disabilità, in una visione inclusiva e di partecipazione attiva di tutti. Non si tratta di una prospettiva che riguarda solo un settore della società:  accessibilità, infatti, vuol dire in realtà più bellezza, più comodità, più autonomia, più ricchezza per tutti. Declinare l’accessibilità in modo finalmente universale non è quindi solo la consapevolezza dei diritti di chi è disabile. È anche un’opportunità per tutti. Perché fa intravedere nuove frontiere per la nostra società. Così siamo passati da un concetto di accessibilità prevalentemente motoria, intesa come “barriera architettonica”, a uno che pone l’attenzione anche sulle capacità sensoriali e cognitive. Il tema del prossimo futuro poi sarà l’accessibilità culturale, in riferimento alle persone che sempre più numerose visitano l’Europa provenendo da un’altra cultura, per cui sarà necessario modificare gli apparati didattici in un’ottica globale. Il processo di ampliamento della fruibilità, poi, è un percorso di progresso umano che ha solo un punto di partenza, la consapevolezza che i diritti sono della persona e non delle categorie. Non ha un termine prefissato. Del resto, nel passato altri diritti, a partire dal diritto di voto, sono stati ritenuti prima di censo e poi di genere, e solo con la lotta incessante degli esclusi per esser inclusi sono venuti democrazia  e partecipazione. Allo stesso modo, oggi siamo di fronte alla nuova frontiera dei diritti. Che esattamente come quella di cui parlavo prima – oltrepassata con impegno e sacrifici lungo il secolo scorso – richiederà in primo luogo una nuova consapevolezza pubblica, se si vuole che sia riconosciuta nei codici. In questo senso sono orgogliosa dell’impegno dell’Amministrazione pubblica, quando c’è come in questo caso. Accanto ad esso però è ugualmente importante la battaglia condotta con coraggio dalle associazioni e dalle persone che si battono per avanzare su questo percorso, che si sforzano di far compiere alla nostra società questo nuovo e oramai sempre più indifferibile passo.

Senza di esse, infatti, i nuovi diritti di accessibilità dei disabili non sarebbero un problema e dunque non richiederebbero soluzione.

 

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